Riflessioni
Sull’onda del cambiamento

Maturità classica, intraprendo gli studi filosofici optando per l’indirizzo sociologico, per un bisogno da sempre profondo di ancorarmi ai fatti e non solo ai concetti. Già in questa fase decido di approcciare al mondo del lavoro, trovando impiego part time come commerciale nei servizi. Non mi passa per la testa che quell’inizio possa condizionare il mio prosieguo lavorativo, per il semplice fatto che quella sarà l’unica esperienza un pochino strutturata, al netto di stagionali e lavoretti saltuari, che da quel momento potrò vantare sul curriculum. Ed è per questo che da lì in poi mi cercano, non per altro.
L’esperienza come commerciale, sempre nei servizi, prosegue in un’altra realtà e si complessifica l’impegno. I risultati continuano a parlare chiaro: sono portata a chiudere contratti, anche molto importanti. Ma non sono felice. La mia parte più creativa, che cerco comunque di utilizzare anche in questo lavoro, chiede di essere liberata.
Colgo al volo l’opportunità di fare un’esperienza per una società che si occupa di comunicazione e organizzazione di grandi eventi, anche per il Comune di Parma. Conosco dal di dentro le dinamiche complesse che governano un evento strutturato e faccio la mia parte. Capitano anche belle occasioni su cui sviluppare pensate.
Nei momenti di scarico faccio tanta ricerca e ci metto del mio per realizzare qualche nuovo format. Qualcosa mi riesce. Sono contenta. Gusto quel mondo ma, ahimè, mi rendo conto che non può garantirmi una serena continuità dal punto di vista economico. Anche questa non è la strada.
Pur con riserva accetto un altro ruolo di commerciale stavolta in un’altra città. Implemento in modo importante l’apertura di centri di servizi sul territorio nazionale ma, tempo al tempo, e riemerge un senso di incompiuto.
Nel frattempo inizio a collaborare con Ivano Zinelli, fotografo visionario vocato al cibo e proprietario di un sito dedicato all’enogastronomia. Insieme fuoriusciamo dalla nostra città, Parma, e prendiamo a frequentare convention e eventi a carattere nazionale. Lui li documenta fotograficamente e io ne scrivo. Da sempre mi dedico alla scrittura, mia grande passione e valvola di sfogo.

Le nostre conoscenze si estendono piacevolmente, ad entrambi si apre lo sguardo, migliorano i nostri pensieri e pullulano idee su cose da fare. E pure ci mettiamo mano. Che magnifico periodo!
A questo punto prendo il coraggio fra le mani, faccio saltare il mio contratto a tempo indeterminato e relative garanzie, in modo irrevocabile. Ho capito quello che voglio, ho capito che sarà tanta la strada da percorrere per portarmi a un discreto livello di conoscenza. Ho capito che probabilmente non avrò più garanzie. Mi tuffo letteralmente su un corso di scrittura creativa sul cibo e sul vino presso la scuola Holden, fondata da Alessandro Baricco a Torino, a cui faccio seguire a breve distanza un master in Filosofia del cibo e del vino presso l’Università San Raffaele. Si assottiglia il mio trattamento di fine rapporto, l’impegno economico per affrontare questo percorso formativo non è indifferente, ma va bene così. Questo è il personale e urgente investimento su me stessa. “Una base ce l’ho” mi sono detta, ora devo implementare continuando a studiare.

Ecco quindi che il tema del cambiamento, sperimentato sulla mia pelle, diventa un argomento molto caro, per cui non perdo occasione per portare la mia testimonianza e il mio sprone ai giovani e meno giovani in rivoluzione con il mondo del lavoro e con sé stessi. Oggi come oggi questo è uno dei temi che tocco nelle lezioni in aula, soprattutto nei corsi di specializzazione post diploma, aperti a persone di tutte le età. Anche cinquantenni e sessantenni. Meravigliosi! Mi appassionano sempre, loro. E io li caldeggio.
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