
Sono seduta sulla scalinata mozzafiato di Montmartre. Con me tante altre persone.
Ci godiamo uno scenario emozionale: da lì si domina la superba Parigi.
Ancora non lo so ma quello è un palcoscenico. Sta per andare in scena la vita.
E in effetti è come se tutti fossimo in attesa di qualcosa e magari di esserne protagonisti.
Lui, un artista sconosciuto, arriva e si prepara alla sua esibizione, in mezzo a noi, sulla scalinata. Viso rivolto al pubblico e spalle al panorama.
In questo caldo pomeriggio un nutrito stuolo di venditori abusivi indiani si muove fra gli spalti a vendere bibite fresche, come accade ad un concerto organizzato.
Qui di organizzato non c’è nulla, ma è come se tutti si fossero dati un appuntamento.
C’è tutto. Anche il mio stupore nell’osservare basita ciò che sta prendendo forma.

L’artista estrae la sua chitarra e la collega ad un bauletto nero. Predispone la staffetta con il microfono, strimpella qualche nota per accordare la chitarra poi si ferma a trovare la sua concentrazione.
Attacca con una lunga introduzione musicale che rapisce.
Un assorto silenzio accompagna questa esibizione profonda, importante, che già dalle prime note si fa leggere.
È la potente Wish you where here dei Pink Floyd.
Finalmente, dopo la lunga introduzione, l’esplosione delle parole, a dar forza a una grande capacità espressiva che è domande, dubbi, incertezze, paure… bisogno di condividere…

Ma quell’esibizione, quel luogo, quella pace interiore a me restituiscono forza e quindi risposte. La vita in quell’attimo si sta dispiegando nelle sue vesti migliori, incoraggiante, come a dire che le risposte ci sono e non bisogna che predisporsi alla lettura.
Montmartre e la sua scalinata gridano bellezza. E si sa, quella ci salverà.


